Endnotes

Le Tesi di Los Angeles

In questa società, l'unità appare come qualcosa di accidentale, la separazione come normale.
—Marx, Teorie sul Plusvalore
  1. Viviamo in un'epoca di crisi sociale che dura ormai da molto tempo e che è fondamentalmente la crisi delle società organizzate in maniera capitalista. Infatti, le relazioni di occupazione che governano la produzione ed il consumo nelle società capitaliste si stanno dissolvendo. Il risultato è stata la ricomparsa di una condizione strutturale che Marx ha chiamato "capitale in eccesso insieme a popolazione in eccesso". Nonostante la stagnazione economica, continuano a verificarsi trasformazioni tecnologiche, che danno così origine ad una situazione in cui ci sono troppo pochi posti di lavoro a fronte di troppe persone. Nel frattempo, enormi riserve di denaro setacciano il pianeta alla ricerca di profitti, portando a periodiche espansione di bolle che poi esplodono massicciamente. L'aumento della insicurezza lavorativa e della disuguaglianza sono sintomi della crescente impossibilità di questo mondo in quanto tale.
  2. Nel momento attuale, queste contraddizioni, fin dal principio contenute nelle società capitaliste, sono sul punto di esplodere. La crisi del 2008 ne è stata una manifestazione. Ha dato luogo ad un'ondata globale di lotte che oggi sono ancora in corso. Per cercare di ottenere un qualche controllo su una crisi in continua ebollizione, gli Stati hanno organizzato dei salvataggi coordinati delle società finanziarie e di altre imprese. Il debito statale è cresciuto a dei livelli mai visti dalla seconda guerra mondiale. I salvataggi dei capitalisti dovevano perciò essere accompagnati da un'austerità punitiva per i lavoratori, dal momento che gli Stati cercavano di gestire i loro bilanci ma anche di ricreare le condizioni per l'accumulazione. Tuttavia queste azioni statali sono state coronate dal successo solo in parte. Le economie più ricche continuano a crescere sempre più lentamente anche se assorbono enormi quantità di debito a tutti i livelli. Le economie più povere vacillano. Chiamiamo questa situazione globale "The Holding Pattern" (La Struttura di attesa) e sosteniamo che ulteriori turbolenze economiche rischiano di portare ad un crollo del capitalismo.
  3. Nel 20° secolo, i lavoratori hanno combattuto della battaglie difensive, come fanno ancora oggi. Ma allora, le loro battaglie difensive erano parte di una lotta offensiva: i lavoratori cercavano di organizzarsi un un movimento operaio, che stava crescendo sempre più potente. Questo movimento, presto o tardi avrebbe espropriato gli espropriatori, al fine di cominciare a costruire una società organizzata secondo i bisogni e i desideri dei lavoratori stessi.
  4. Tuttavia, la crisi del capitalismo successiva agli anni 1970, che secondo molti avrebbe sancito la sua fine, ha portato ad una profonda crisi dello stesso movimento operaio. Il suo progetto non era più adeguato alle condizioni con cui si dovevano confrontare i lavoratori. Cosa più fondamentale, ciò a causa del declino della centralità del lavoro industriale rispetto all'economia. Con l'inizio della deindustrializzazione e con il declino del numero dei posti di lavoro nella manifattura (che era stata una delle cause fondamentali dell'espansione della popolazione in eccesso), il lavoratore industriale non poteva più essere visto come la punta di diamante della classe. Inoltre, a causa dell'aumento crescente dei livelli di gas serra, appariva evidente che il vasto apparato industriale non solo creava le condizioni per un futuro migliore - ma anche le distruggeva. E cosa più importante di tutte, per sempre più persone il lavoro stesso non veniva più vissuto come centrale per la loro identità. Per la maggior parte delle persone (sebbene non per tutte), non sembrava più che il lavoro avrebbe potuto diventare soddisfacente qualora fosse stato gestito collettivamente dai lavoratori, piuttosto che dai padroni.
  5. Allo stesso tempo, il declino dell'identità operaia rivelava una molteplicità di altre identità, che si organizzavano in relazione a delle lotte che fino ad allora erano state più o meno represse. I "nuovi movimenti sociali" che ne risultavano mostravano chiaramente, in retrospettiva, fino a che punto l'omogenea classe operaia fosse attualmente diversificata nel suo carattere. Essi stabilivano anche che la rivoluzione deve implicare assai più della riorganizzazione dell'economia: richiede l'abolizione delle distinzioni di genere, di razza e nazionali, e così via. Ma nel marasma delle identità emergenti, ciascuna con i suoi interessi settoriali, non è affatto chiaro che cosa esattamente debba essere la rivoluzione. Per noi, la popolazione in eccedenza non è un nuovo soggetto rivoluzionario. Piuttosto, denota una situazione strutturale in cui nessuna frazione di classe può presentarsi come il soggetto rivoluzionario.
  6. Sotto tali condizioni, l'unificazione del proletariato non è più possibile. Questa potrebbe sembrare una conclusione pessimistica, contiene per converso un'implicazione che è più ottimista: oggi il problema dell'unificazione è un problema rivoluzionario. Al punto più alto dei movimenti contemporanei, nelle piazze e nelle fabbriche occupate, negli scioperi, nelle rivolte e nelle assemblee popolari, quello che i proletari scoprono non è il loro potere in quanto produttori reali di questa società, ma scoprono piuttosto la loro separazione lungo una molteplicità di linee di identità (status occupazionale, genere, razza, ecc.). Queste linee di identità sono contrassegnate e intessuti insieme dall'integrazione disintegrata di Stati e mercati del lavoro. Noi descriviamo questo problema come "problema di composizione": diverse frazione proletarie devono unificarsi ma non trovano un'unità bell'e pronta nei termini di questa società in disfacimento.
  7. È questo il motivo per cui pensiamo che sia così importante studiare in dettaglio lo svolgimento delle lotte. È solo in queste lotte che è deineato l'orizzonte rivoluzionario del presente. Nel corso delle loro lotte, i proletari improvvisano periodicamente delle soluzioni al problema della composizione. Denominano un'unità fittizia, oltre i termini di una società capitalista (più recentemente: il black bloc, la democrazia reale, il 99%, il movimento per la vita dei neri, ecc.), in quanto mezzi di lotta contro quella società. Mentre ciascuna di queste unità improvvisate inevitabilmente collassa, la mappa complessiva dei loro fallimenti traccia le separazioni che avrebbero dovuto essere superate da un movimento comunista nel corso del tumulto caotico di una rivoluzione contro il capitale.
  8. Intendiamo questo quando diciamo che la coscienza di classe, oggi, può essere solamente coscienza del capitale. Nella lotta per la loro vita, i proletari devono distruggere ciò che li separa. Nel capitalismo, ciò che li separa è allo stesso tempo anche ciò che li unisce: il mercato è sia la loro atomizzazione che la loro interdipendenza. È la coscienza del capitale in quanto è la nostra-unità-nella-separazione che ci permette di porre a partire dalle condizioni esistenti - seppure soltanto come un negativo fotografico - la capacità umana di comunismo.
Endnotes, Los Angeles, December 2015